Ogni stagione calcistica comincia con speranze e progetti. Ma basta qualche sconfitta di troppo, ed ecco che arriva il comunicato ufficiale: “sollevato dall’incarico”. Una frase tanto usata quanto ambigua. Vi siete mai chiesti perché in Italia si usi questo strano modo di dire per indicare un esonero?
Un linguaggio tutto italiano
Quando un allenatore viene rimosso, le società italiane raramente usano termini diretti come “esonerato” o “licenziato”. Al contrario, preferiscono formule più soft e quasi burocratiche. La più comune? “Sollevato dall’incarico“.
È un modo elegante per evitare lo scontro diretto, quasi a voler risparmiare l’immagine dell’allenatore. Ma il messaggio resta lo stesso: non guiderà più la squadra.
Il caso Empoli: l’ennesimo “sollevamento”
Il primo a saltare in questa stagione è stato Guido Pagliuca, tecnico dell’Empoli. Ecco il comunicato ufficiale del club: “Empoli Football Club rende noto di aver sollevato Guido Pagliuca dall’incarico…”.
La squadra toscana sta valutando di richiamare Alessio Dionisi, ex tecnico già noto all’ambiente. Ma ciò che colpisce è ancora una volta la forma. Pagliuca è stato sì allontanato, ma senza mai usare parole dure o dirette.
Una formula standardizzata
Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni, allenatori di club come Roma, Genoa e Juventus sono stati tutti ufficialmente “sollevati”: Daniele De Rossi, Alberto Gilardino, Thiago Motta… nessuno è stato “esonerato” nei comunicati stampa.
Quasi sembra che le società abbiano dei moduli precompilati, dove basta inserire il nome del tecnico, come se si trattasse di un modulo postale da spedire al pubblico. Un’operazione meccanica, senza cuore.
All’estero, tutt’altra musica
In Inghilterra, Spagna, Francia o Turchia il tono dei comunicati è decisamente più diretto e talvolta anche più personale. Vediamo alcuni esempi:
- Manchester United: “Erik Ten Hag ha lasciato il suo incarico”.
- Barcellona: “Il presidente Joan Laporta ha informato Xavi che non continuerà ad allenare”.
- Paris Saint-Germain (PSG): “Dopo un’analisi approfondita, il club ha deciso di rescindere il contratto di Thomas Tuchel”.
- Fenerbahçe: “La collaborazione con José Mourinho è giunta al termine”.
Le parole sono più esplicite. Si parla di decisioni, analisi, risoluzioni contrattuali. Spesso i comunicati sono accompagnati da dichiarazioni dei protagonisti, che danno un volto umano alla separazione.
Perché tanta prudenza in Italia?
La scelta di usare espressioni come “sollevato dall’incarico” può avere diverse spiegazioni. Una ragione è sicuramente giuridica: la parola “esonero” può avere implicazioni contrattuali più specifiche. Parlare di “sollevamento” lascia tutto più vago, gestibile.
Ma c’è anche una componente culturale. In Italia, si cerca spesso di evitare il conflitto aperto, soprattutto nel calcio dove le emozioni sono forti. Così si ricorre a eufemismi, anche quando tutti sanno cosa è realmente accaduto.
Il paradosso: tutti capiscono, nessuno lo dice
Alla fine, tifosi, giornalisti e addetti ai lavori sanno benissimo cosa significa “sollevato dall’incarico”. È un non-detto collettivo. Un trucco linguistico per non usare parole dure, come se il problema non fosse la decisione, ma il modo in cui viene espressa.
È un po’ come dire “ci prendiamo una pausa” invece di “ci siamo lasciati”. Il messaggio arriva comunque, ma forse fa un po’ meno male.
Allenatori in bilico: chi sarà il prossimo?
Il campionato prosegue e molte panchine tremano. Come foglie sugli alberi in autunno, gli allenatori si aggrappano al posto con tutte le forze. Ma la prossima nota ufficiale potrebbe arrivare presto. E indovinate che formula usaranno?
Sì, proprio quella: “sollevato dall’incarico”. Ancora una volta.




